28 APRILE 2014: GIORNATA MONDIALE DEDICATA ALLE VITTIME DELL'AMIANTO

 


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Amianto

 

 

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Inviaci le iniziative sul tuo territorio per la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'amianto scrivendo a salastampa@anmil.it

 

 

EVENTI GIORNATA MONDIALE VITTIME AMIANTO IN ITALIA:

 

 

  • Milano, 27 aprile – Ore 17:00: Manifestazione sede Regione Lombardia (Lato Via Galvani) - Comunicato stampa
  • Cagliari, 28 aprile – Ore 9.30-13.00: Corteo Pacifico dei lavoratori esposti ed ex esposti amianto c/o Palazzo della Regione Autonoma della Sardegna – Programma Mappa percorso
  • Casale Monferrato, 28 aprile – “Mostra dei lavori sull’amianto e altro” c/o il Castello
  • Ferrara, 28 aprile - Manifestazione regionale dedicata alle vittime dell'amianto e del lavoro - Programma
  • Milano, 28 aprile – Nella mattinata manifestazione nello spazio antistante Piazza Città della Lombardia (nuova sede della Regione) - Comunicato stampa
  • Roma, 28 aprile – Ore 11.00-15.00: Sit-in silenzioso davanti al palazzo del Ministero della Difesa – Informazioni:
  • AFeVA Sardegna Onlus. Salvatore Garau, presidente, cell. 347 5234072, afevasardegna@yahoo.it
  • AFEA Onlus La Spezia. Pietro Serarcangeli, presidente, cell. 339 3179691, serarcangeli.pietro@tiscali.it
  • Casale Monferrato, 29 aprile – Ore 21.00 per le scuole, ore 10:00 per la cittadinanza (Euro 7,00): Rappresentazione teatrale “Impero di polvere” c/o il Teatro Municipale
  • Oristano, 30 aprile – Ore 9.30: Manifestazione c/o Centro di aggregazione sociale del Comune di San Nicolò d’Arcidano - Programma
  • Matera, 3 maggio – Ore 18.30: Manifestazione con gli studenti delle Scuole Sup. “Storie di lavoro e di morte – dialoghi d’amianto” in piazza Vittorio Veneto – Comunicato stampa
  • Casale Monferrato, 7 maggio – Serata di musica e filmati “Nessun dorma 2.0” c/o Salone Tartara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

UN PROBLEMA DA NON DIMENTICARE

 

del Prof. Giuseppe Cimaglia

Responsabile servizio medico-legale Patronato ANMIL

 

La Giornata Mondiale dedicata alle vittime dell’amianto ci ricorda che il problema legato all’asbesto è qualcosa che riguarda le popolazioni di tutto il modo per la gravità  delle conseguenze sulla salute che detto minerale ha provocato e tutt’ora provoca. In Italia il problema è particolarmente sentito perché dal nostro territorio è stato estratto amianto in grande quantità per molti anni, e sul nostro territorio hanno operato numerose fabbriche che hanno prodotto manufatti di varia natura utilizzati da larga parte della popolazione in tutto il territorio nazionale.

Oggi, a distanza di 22 anni dal varo della legge N°257 - che ha proibito l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione dell’amianto - siamo ancora in presenza di un numero notevole di malattie, correlate all’asbesto, denunciate all’istituto assicuratore pubblico. In realtà la tendenza è di un considerevole aumento in attesa che inizi la parabola discendente. Numerosi epidemiologi si sono cimentati con previsioni di picchi che oggi sono già superati e che, regolarmente, vengono spostati in avanti. Le ultime previsioni fanno riferimento al 2025/2030 per iniziare a registrare un calo di denunce.

Esaurita, almeno in teoria, la fase dell’esposizione al rischio lavorativo, oggi si pone attenzione a prevenire esposizioni non professionali e alla sorveglianza sugli ex esposti. Son aspetti che possono apparire marginali o residuali, ma così non è. L’inquinamento ambientale non solo è molto diffuso, ma è anche difficile da quantificare e localizzare; la sorveglianza sugli ex esposti è doverosa ma difficile da gestire considerando tutti gli aspetti che coinvolgono tali persone a cominciare dai turbamenti psichici di chi, da un giorno all’altro, potrebbe scoprire di essere malato di carcinoma polmonare o, peggio, di un mesotelioma.

Poiché la qualifica di ex esposti potrebbe essere attribuita a ciascuno di noi - per la diffusione e l’utilizzo che è stato fatto dell’amianto - non solo è giusto, ma anche doveroso da parte nostra fermarsi per un giorno, riflettere su quello che sono stati i nostri comportamenti e meditare sui comportamenti che dovremo assumere per il futuro, rapportandoli ai ruoli ed alle responsabilità che gravano su ciascuno di noi.

 

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NUMERI A 3 ZERI...ANCORA SCONOSCIUTI

 

del Dott. Franco D'Amico

Coordinatore Servizi statistico-informativi ANMIL

 

La storica sentenza Eternit e le più recenti inchieste su vari altri siti industriali sparsi sul territorio nazionale, hanno riportato in primo piano il drammatico problema delle migliaia di persone che, ogni anno, si scoprono affette da patologie causate dall’esposizione a fibre di amianto.

L’amianto (o asbesto) è, come noto, un minerale molto comune in natura la cui resistenza al calore e la particolare struttura fibrosa lo rendono molto adatto per materiali a prova di fuoco. Una fibra di amianto è 1.300 volte più sottile di un capello e non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre nell’aria non sia da ritenersi pericolosa: teoricamente l’inalazione di una sola fibra può causare il mesotelioma o altre patologie dagli esiti molto spesso mortali.

L’amianto è stato utilizzato fino agli anni Ottanta per produrre una particolare miscela cemento-amianto (denominata Eternit) utilizzata per la coibentazione di edifici, tetti, navi, treni; è stato usato anche come materiale per l’edilizia (tegole, pavimenti, tubazioni, canne fumarie), nelle tute dei vigili del fuoco, nelle vernici delle auto, ma anche nei materiali plastici.

Dal 1992, con la Legge n. 257, anche l’Italia, come già avevano fatto altri Paesi, ha messo al bando tutti i prodotti e i materiali contenenti amianto, vietandone l’estrazione, l’importazione, la produzione e la commercializzazione. Purtroppo le fibre del materiale killer avevano già minato la salute di molti lavoratori, incubandosi lentamente e subdolamente nei loro polmoni per poi manifestarsi (come nel caso dei mesotelioma) anche a distanza di 30/40 anni.

Va detto inoltre che, nonostante l’emanazione della legge, non tutte le strutture che lavoravano o smaltivano fibre di amianto sono stati adeguatamente bonificate, cosicché molti lavoratori sono rimasti esposti a questi rischi anche dopo l’emanazione della legge; ma non di rado hanno sviluppato patologie da asbesto anche i familiari che sono stati a contatto con i lavoratori, ovvero semplici cittadini che hanno avuto la sventura di abitare nei pressi di fabbriche non bonificate.

Secondo uno studio condotto da Legambiente, ci sono nel nostro Paese ancora 75.000 ettari di territorio contaminato da amianto e che non sono stati mai bonificati.

Sul piano degli effetti sulla salute dei lavoratori, il bilancio è drammatico e purtroppo destinato ancora ed inevitabilmente a crescere.

Nel 2012 (ultimo anno disponibile – fonte INAIL) sono state denunciate, ai fini del riconoscimento e dell’eventuale indennizzo, 2.290 patologie correlate all’amianto, pari al 5% delle circa 46.000 malattie professionali segnalate complessivamente nell’anno.

Dalle stesse statistiche INAIL emerge chiaramente che quello delle patologie da asbesto è un fenomeno in crescita tendenziale:  il dato 2012 fa registrare infatti un aumento di oltre il  20% nell’ultimo quinquennio (erano circa 1.900 nel 2007) e di ben il 50% nell’ultimo decennio (erano 1.500 circa nel 2002).

Si tratta, peraltro, di un andamento ampiamente atteso in considerazione dei lunghi periodi di latenza che, come già detto, caratterizzano questa tipologia di malattie che possono  manifestarsi e conclamarsi anche dopo decenni dall’esposizione all’agente patogeno e all’incubazione.

Ma il peggio purtroppo deve ancora venire: sulla base di stime elaborate dai tecnici INAIL e da altri esperti in materia,  il picco di manifestazione della malattia è previsto tra il 2025 e il 2030.

Esistono diversi tipi di malattie causate dall’inalazione di fibre di amianto: si tratta per lo più di forme tumorali tra cui spicca il “mesotelioma pleurico” (660 casi nel 2012), una malattia che purtroppo allo stato attuale determina  esiti letali nella quasi totalità dei casi; fanno anche parte delle neoplasie, con  una diffusione però meno consistente,  il “carcinoma polmonare”(276 casi) e il “mesotelioma peritoneale” (18 casi).

Oltre alle neoplasie, tra le malattie asbesto-correlate, va annoverata anche  l’”Asbestosi”, una patologia in lento e progressivo declino ma che ha avuto una larghissima diffusione in quasi tutta la seconda metà del secolo scorso: attualmente, nel 2012, si  sono manifestati 533 casi di questa malattia ma restano in eredità, dai decenni trascorsi, oltre 3.000 titolari di rendite per inabilità permanente e circa 2.500 familiari superstiti di lavoratori deceduti a causa della patologia.

Tra le altre malattie da asbesto, sempre più diffuse anche se meno pericolose, le “Placche pleuriche” manifestatesi in 803 casi nel 2012.

Per quanto riguarda, infine, le conseguenze delle malattie da asbesto  in termini di menomazione fisica, è noto come queste particolari forme patologiche presentino caratteristiche di particolare gravità che, al pari dei tumori di altra origine professionale, forniscono il maggiore tributo in termini di menomazioni invalidanti e, soprattutto, di morti.

Se si prende in considerazione il 2012 (un anno, peraltro, non ancora sufficientemente consolidato e suscettibile quindi di ulteriori implementazioni) si riscontra come la totalità dei casi indennizzati abbiano avuto esiti di inabilità permanente o morte: non esistono casi di inabilità temporanea.

In particolare su 1.083 malattie indennizzate 667, pari al 61,6%, hanno dato luogo a una menomazione psicofisica di natura permanente in genere di particolare gravità, mentre 416, pari al 38,4% hanno portato al decesso del lavoratore. In pratica, quasi la metà dei lavoratori affetti da patologie asbesto-correlate nel corso del 2012 è morta per cause lavorative; e, come si accennava in precedenza, si tratta di un numero destinato purtroppo ad aumentare nel tempo.

Per la stragrande maggioranza si tratta di lavoratori di genere maschile (92%) e di età superiore ai 50 anni (oltre il 95%).

I settori di attività produttiva in cui si registrano le quote più significative di malattie asbesto-correlate sono generalmente quelli dell’industria pesante (Metallurgia, Siderurgia, Fabbricazione mezzi di trasporto); quote di una certa consistenza si registrano anche nel settore delle Costruzioni e nei Trasporti (in particolare quelli ferroviari).