Le nostre battaglie
 


Per informazioni Ufficio Servizi Istituzionali: tel. 06 54196-238/265 - fax 06 5402248 - studi@anmil.it

Le rivendicazioni dell'ANMIL per le vittime del lavoro e la prevenzione degli infortuni

Gli scenari generali di riferimento, già preoccupanti agli inizi dell’anno trascorso si sono, peraltro, aggravati negli ultimi mesi con la crisi finanziaria che ha colpito tutti i Paesi, con pesantissimi riflessi sui livelli occupazionali e di reddito delle famiglie destinati ad aggravarsi nel prossimo biennio qualora non vi sia una forte politica di intervento e sostegno dello Stato e di riconversione industriale e dell’intero sistema economico e sociale.

Senso di responsabilità e realismo politico impongono all’Associazione un’attenta riflessione sulle strategie e sulle tattiche da adottare affinché la categoria che rappresenta sia tutelata in modo adeguato alle attese, ai bisogni, ai diritti maturati.
L’esperienza degli ultimi anni, caratterizzati dal deciso rifiuto del Parlamento di prendere in considerazione la riforma generale dell’assicurazione infortuni ed dall’altrettanto fermo diniego del Governo per qualsiasi riforma, anche settoriale, che comportasse il “rischio” di un aumento dei costi assicurativi.

Le priorità per l’ANMIL

A.1. La definitiva abolizione del divieto di cumulo, problema molto sentito dalla categoria e dai nostri soci al di là delle dimensioni del fenomeno che in una lettura corretta delle norme (il divieto scatta solo nel caso che ci sia perfetta ed esclusiva coincidenza fra le patologie) appare affatto residuale.

A.2. Il recupero nell’ambito del sistema generale dell’adeguamento Istat del valore punto del danno biologico, oggetto da otto anni di una sorta di “guerriglia” interpretativa, concesso - ma non erogato - fuori sistema con una formula astrusa da sostituire con una banale riconduzione nel novero di tutte le prestazioni sociali anno per anno adeguate. Si riparerebbe così un torto riaffermando altresì la funzione indennitaria dell’assicurazione.
A.3. Revisione delle tabelle di valutazione del danno biologico.

A.4. Collegata con il punto A.1. è la necessità di una riflessione sull’inadeguatezza della normativa in tema di assistenza personale continuativa, al di là della circostanza che il suo ammontare non è allineato con quello di situazioni analoghe.
L’inadeguatezza è legata alla estrema rigidità del meccanismo di concessione che non consente di modulare l’intervento rispetto alle diversificate esigenze, valorizzabili invece con un più duttile meccanismo, nell’alveo - comunque - della gestione assicurativa. Si tratterebbe insomma di rivitalizzare la speciale gestione grandi invalidi, estendendola a determinate condizioni ad invalidi minori e dando senso compiuto alla “presa in carico” dell’infortunato di cui tanto si parla ma che finisce per essere tradotta in erogazione di somme su basi rigidamente meccaniche.

A.5. Un capitolo a parte merita il versante delle cure mediche e rieducative per gli infortunati sempre più “sospinte” - nel quotidiano - nel mondo dei LEA negando così quel diritto a tutte le cure necessarie ed utili che costituisce oltretutto interesse primario dello stesso assicuratore e del sistema nel suo complesso.
Nel merito la situazione rimane grave riguardando non le centinaia di famiglie di caduti sul lavoro (per le quali evidentemente gli interventi rendono in termini di immagine - le regioni fanno a gara - e costano poco) ma le centinaia di migliaia di infortuni anche lievi ma che hanno bisogno di prestazioni diagnostiche e rieducative costose.

A.6. Sblocco dei Fondi previsti all’art. 4 comma 6 della legge 68/99, finalizzati in parte alla riqualificazione professionale degli invalidi del lavoro, attualmente giacenti presso il Ministero dell’Economia che non ha mai provveduto alla suddivisione sulle Regioni.

A.7. Conferma legislativa della estraneità della rendita infortunistica, dal calcolo dei requisiti reddituari per il diritto a prestazioni sociali di qualsivoglia natura.

A.8. Inserimento di diritto dell’ANMIL nei Comitati Consultivi provinciali dell’INAIL.

Gli obiettivi strategici di medio periodo
A partire dal 2009 ed in attesa del chiarimento generale richiamato all’inizio, si ritiene che l’azione rivendicativa e per le politiche associative del 2009 possa puntare a:

A) polarizzare le battaglie per la tutela della specificità degli invalidi del lavoro su sanità e riabilitazione di vita in modo che essi possano averle in modo “privilegiato” per le conseguenze dirette, averle e averle comunque gratis od a costi congrui a carico dell’assicurazione pubblica anche per la tutela dello stato di salute generale comunque compromesso dalla disabilità;

B) condurre una battaglia serrata per un impegno coerente con il Libro Verde per quanto riguarda la qualità assoluta degli interventi terapeutici e rieducativi funzionali al tempestivo e pieno reinserimento dell’infortunato nel mondo del lavoro, che sia rimasto invalido o meno;

C) riconoscimento da parte dell’INAIL, anche in ragione dell’introduzione del danno biologico, che della funzione indennitaria, costituisce parte integrante – ferme restando le previste competenze regionali - l’attività di sostegno sociale con particolare attenzione a quello psicologico sia in favore delle famiglie delle vittime sia con riguardo agli infortunati gravi.
Resta intesa la piena e diretta disponibilità dell’Associazione a fornire la propria collaborazione per la erogazione del servizio medesimo

D) sperimentare all’interno dell’Associazione forme di attenzione economica assistenziale per situazioni di particolare disagio, meritevoli - in una valutazione complessiva non emozionale – di sostegno da reperire con ricorso alla solidarietà sociale promossa dall’Associazione con iniziative coordinate - a livello territoriale, nazionale, di categoria o generale - recuperando così i valori solidaristici che sono stati alla base della stessa nascita dell’ANMIL. Ciò potrebbe avvenire attraverso la “Fondazione - Sosteniamoli subito” ed ancora attraverso convenzioni e/o protocolli di intesa con l’INAIL per la gestione degli assistenti sociali, figure oggi carenti presso l’Istituto.