Settimo anniversario tragedia Thyssenkrupp 


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Thyssenkrupp:

Bettoni (ANMIL), manca ancora cultura prevenzione

 

 

Sono trascorsi 7 anni dal tragico incidente per il quale morirono 7 operai della Thyssenkrupp. Una ricorrenza che, come Associazione che raccoglie oltre 400 mila iscritti, vogliamo ricordare in memoria di tutte le vittime del lavoro, anche quelle decedute nel più triste anonimato di cui nessuno, all’infuori dei loro cari, ricorda la data e la vicenda che le hanno colpite.

“Se di ‘fama’ differente si può parlare per le 7 vittime della Thyssen, di certo le condizioni dei loro familiari sono le medesime di tutte le altre - spiega il Presidente ANMIL Franco Bettoni – regolate, purtroppo, da una normativa che risale al 1965 e prevede una tutela assolutamente inadeguata”.

“I numeri degli infortuni che vengono commentati sempre con occhi differenti a seconda dell’interesse in gioco – aggiunge Bettoni – pur se diminuiti, restano comunque lo specchio impietoso di una realtà economica che non sembra riuscire a cambiare. Ma ci conforta che la sensibilità comune va nella giusta direzione e innegabilmente sotto la spinta dell’incidente alla Thyssen, sia stato finalmente emanato il decreto 81 nel 2008 al quale, purtroppo, dopo oltre 6 anni – ricorda il Presidente dell’ANMIL - ancora mancano le firme ad una ventina di decreti attuativi che lo renderebbero pienamente operativo e, tra questi, il decreto sulla qualificazione anche di imprese ad alto rischio e quello sulla revisione della sorveglianza sanitaria”.

Per questo tragico anniversario, il Consigliere nazionale ANMIL, Emidio Deandri questa sera alle 20.30, sarà ospite di Rainews per parlare dell’attuale situazione in materia di sicurezza sul lavoro e tutela delle vittime di infortuni e malattie professionali. Dati e storie di ordinaria insicurezza nel mondo delle acciaierie, ma non solo, per pagine di prevenzione ancora tutte da scrivere.

 

 

A SETTE ANNI DALLA “THYSSENKRUPP”

METALLURGIA: UN SETTORE AD ALTISSIMO RISCHIO

 

(Fonte: elaborazione ANMIL su dati INAIL-Banca dati statistica)

 
di Franco D’Amico - Coordinatore
dei sevizi statistico-informativi ANMIL

 

 

Nel settore della “Metallurgia” (che comprende la fabbricazione, fusione e laminazione di ferro, acciaio ed altri metalli), si sono verificati nel 2013 (ultimo anno disponibile) circa 6.000 infortuni sul lavoro, in calo di 1.800 unità rispetto ai circa 7.800 infortuni del 2009.

La flessione infortunistica, pari ad oltre il 23% nell’ultimo quinquennio, è percentualmente in linea con l’andamento generale (pari a – 23,3%), ma presenta una dinamica del tutto particolare in quanto il calo si è manifestato soltanto a partire dagli ultimi tre anni, quando, come noto, la crisi delle grandi aziende nazionali del settore si è particolarmente acuita.

Il numero degli infortuni con esito mortale è invece rimasto sostanzialmente stazionario sulle 7/8 unità l’anno. Evidentemente la immane tragedia della Thyssenkrupp, che esattamente sette anni fa (era la notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007) causò la perdita di ben sette vite umane, ha indotto ad una maggiore attenzione da parte delle aziende e all’adozione di più efficaci sistemi di protezione nello svolgimento di queste pericolose lavorazioni.

 

 

Andamento degli infortuni nell'ultimo quinquennio (2009-2013)

 

 

 

 

 

 

 

Tipo evento

2009

2010

2011

2012

2013

Var.% 2013/2009

INFORTUNI

      7.798

      8.529

      7.985

      6.867

      6.004

-               23,01 

 

 

 

 

 

 

 

CASI MORTALI

            7

            8

            6

            8

            7

                     -   

 

 

La regione in cui si verifica il maggior numero di infortuni, è la Lombardia dove si contano nel 2013 ben il 36% di tutti gli infortuni avvenuti tra i lavoratori metallurgici del Paese (la situazione è sostanzialmente analoga anche per gli anni precedenti) e quasi la metà delle morti sul lavoro (3 su 7 nel 2013).

Seguono, molto distanziate, altre regioni in cui sono attive le grandi aziende che operano nel campo.  

 

                                                                   

Infortuni nelle regioni (principali). A. 2013

Regione

N.

%

LOMBARDIA

         2.164

          36,0

 

 

 

VENETO

           832

          13,9

 

 

 

PUGLIA

           634

          10,6

 

 

 

E. ROMAGNA

           609

          10,1

 

 

 

FRIULI V. G.

           300

            5,0

 

 

 

TOSCANA

           183

            3,0

 

 

 

UMBRIA

           173

            2,9

 

 

 

Totale

         6.004 

         100,0

 

 

 

Sia per gli infortuni in complesso che per quelli mortali circa il 70% degli eventi si verifica in aziende di grandi dimensioni (con più di 100 addetti).

 

Sulla base degli indicatori elaborati dall’INAIL, quello della Metallurgia risulta essere il settore in assoluto più pericoloso nell’ampio panorama produttivo nazionale. Il suo indice di frequenza, espresso dal rapporto tra il numero di infortuni e il numero degli esposti al rischio, è pari a circa 50 infortuni per ogni mille addetti, un valore che è superiore di ben l’84,5% rispetto alla media generale che è pari a 27,06.

Un settore, quindi, che presenta un rischio di infortunio quasi doppio della media degli altri settori, superiore anche a settori tradizionalmente considerati ad alto rischio come l’Agricoltura, la Lavorazione di materiali per l’edilizia e del vetro, la Lavorazione del legno e le Costruzioni. 

 

                                                       

 

INDICI DI FREQUENZA INFORTUNISTICA

(infortuni indennizzati per 1.000 addetti-esclusi infortuni in itinere)

 

 

 

 

Settore di attività

Indice di frequenza

Numero indice

(media gen. = 100)

Metallurgia

49,94

184,5

Agricoltura

49,71

183,7

Materiali per edilizia, vetro,.

47,41

175,2

Lavorazione legno

45,85

169,4

Costruzioni

42,09

155,5

MEDIA GENERALE

27,06

100,0