MORTI SUL LAVORO IN “AMBIENTI CONFINATI”


 

 

 

 

 

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA ANMIL

 

INCIDENTE DITTA RIFIUTI - BETTONI, ANMIL:

“IL GOVERNO NON SEMPLIFICHI LE ISPEZIONI NEL JOBS ACT,

LE STRAGI SUL LAVORO NON LASCIANO TRACCE ”

 

Roma, 22 settembre 2014 – “Dobbiamo superare la mentalità fatalista, perché dietro ad ogni morto sul lavoro c’è sempre una causa specifica, un errore evitabile, un controllo preventivo che doveva e poteva essere fatto, un’eccessiva fiducia nelle proprie capacità o una sottovalutazione del pericolo”. Ad affermarlo è Franco Bettoni, Presidente nazionale dell’ANMIL che, dopo aver appreso la notizia della morte dei quattro operai caduti sul lavoro nel comune di Adria, chiede meno assuefazione e più attenzione da parte dei media verso notizie che distruggono la vita di lavoratori e famiglie, affinché non rimanga l’idea nell’opinione pubblica dell’ineluttabilità di questi eventi.

“Le statistiche che indicano il calo del fenomeno delle morti bianche non ci rassicurano affatto – prosegue Bettoni – perché vanno lette alla luce del calo dell’occupazione, dovuto alla crisi economica in corso, che produce una riduzione solo fittizia degli infortuni mortali”.

L’ANMIL chiede al Ministro del Lavoro e a tutte le istituzioni competenti di incrementare le misure di prevenzione e proprio al Ministro Poletti, che ha presentato in Parlamento la scorsa settimana un emendamento sostitutivo dell’articolo 4 del Jobs Act, soggiunge “di non semplificare troppo, bensì di potenziare le procedure di ispezione e verifica sui luoghi di lavoro, le quali dipendono da organi dello Stato diversi tra loro, in particolare per il livello nazionale, regionale e locale, accelerandone in processo di unificazione del coordinamento operativo onde garantire aspetti tecnici separati, come quelli di carattere strutturale e ingegneristico, ben diversi da quelli medici e igienici a tutela della salute, di competenza delle autorità sanitarie regionali, in grado di verificare tempestivamente le condizioni di tossicità e di pericolo, come quelle che si sono tristemente verificate oggi”.

“Amarezza e delusione sono i sentimenti che ogni volta proviamo davanti a incidenti-fotocopia, frutto di mancanze sempre uguali, giustificate con troppa leggerezza e quasi fossero dovute a ineluttabilità – conclude Bettoni - mentre la voce dei nostri oltre 400.000 associati di cui portiamo il vissuto nelle scuole e nei luoghi di lavoro, testimonia che il dolore per le conseguenze di queste stragi evitabili non può essere ripagato da alcun risarcimento perché ci sono sofferenze che non si vedono e problemi che in pochi conoscono da vicino anche per i familiari. Per questo chiediamo tempi brevi e indagini accurate che facciano comprendere cosa ha fallito e cosa non deve essere rifatto, ma che soprattutto restituiscano rispetto e dignità alle vittime del lavoro”.

 

 

RESP. UFFICIO STAMPA ANMIL - Marinella de Maffutiis
06.54196-205/208/215 – 329.0582315

 

  

LE TRAGEDIE DI ADRIA E DI BONEMERSE: ANCORA MORTI SUL LAVORO IN “AMBIENTI CONFINATI”

 
di Franco D’Amico - Coordinatore
dei servizi statistico-informativi ANMIL

 

 

La tragica morte di quattro operai nell'incidente sul lavoro in una azienda che si occupa del trattamento dei rifiuti in provincia di Rovigo, e quella avvenuta pochi giorni dopo a Bonemerse dove due operai sono morti nel crollo di un silos contenente 700 tonnellate di mais, riportano in primo piano il problema della tutela dei lavoratori che operano nei cosiddetti “ambienti confinati”, che con drammatica periodicità mietono vittime innocenti in varie parti del Paese.

Con il termine “ambiente confinato” s'intende un luogo circoscritto, totalmente o parzialmente chiuso, che non è stato progettato e costruito per essere occupato da persone, ma che - all’occasione - può essere impegnato per l’esecuzione d'interventi lavorativi (quali l'ispezione, la manutenzione o la riparazione, la pulizia) in cui il pericolo di morte o di infortunio grave è molto elevato, a causa della presenza di sostanze e/o condizioni di pericolo.

Gli spazi confinati (serbatoi, cisterne, vasche di raccolta acque piovane o liquami, silos, stive di imbarcazioni, recipienti, reti fognarie, server farmi, ecc.) sono spesso teatro di incidenti mortali e infortuni gravi, a volte ulteriormente aggravati da un soccorso inadeguato e improvvisato. È normale infatti immaginare che ci sia uno spontaneo moto d’intervento quando si vede un collega in difficoltà, ma la catena di solidarietà umana porta spesso a compiere gesti estremi che, di fatto, non fanno altro che incrementare il numero delle vittime.

Nelle statistiche internazionali, oltre il 50% delle vittime è rappresentato, infatti, dai soccorritori. E questa percentuale è sostanzialmente confermata anche dalla dinamica degli incidenti che si verifica periodicamente nel nostro Paese, compreso quello di Adria e di Bonemerse.ᵃ

In merito agli aspetti quantitativi del fenomeno, va detto, che non esistono statistiche ufficiali di dati aggregati su “infortuni in ambienti confinati”, in quanto, secondo la classificazione adottata dall’INAIL, tali infortuni vanno riferiti ai singoli settori di appartenenza, che posso essere tra i più svariati in relazione all’ambiente confinato interessato (agricoltura, cave e miniere, costruzioni, impianti chimici, industriali ecc.).

Esistono tuttavia studi specifici effettuati “ad hoc” sulle varie tragiche vicende che si sono susseguite in questi ultimi anni nel nostro Paese. Tra le più interessanti, una indagine effettuata da alcuni esperti INAIL relativamente agli anni 2005-2010 che, anche se non recentissima, fornisce comunque informazioni utili sulle dimensioni e sulle circostanze determinanti del fenomeno.

Complessivamente, nel periodo 2005-2010 si sono verificati 29 incidenti mortali in ambienti confinati, che hanno causato la morte di 43 lavoratori: ogni episodio ha portato in media alla morte di 1,5 persone.

Si tratta per lo più di incidenti che avvengono all’interno di cisterne, serbatoi o vasche di deposito, dove si sprigionano a volte gas venefici. 

La causa del decesso, infatti, è dovuta in prevalenza alla presenza di gas asfissianti nell’ambiente confinato teatro dell’evento: il 53,5% delle morti avviene per questo motivo; mentre 1/4 dei decessi avviene per caduta traumatica della vittima.

Basandoci su queste statistiche ed anche sui più recenti eventi avvenuti nel Paese, si può affermare che mediamente ogni anno si verificano 5 eventi  che causano la morte di oltre 7 lavoratori. 

 

 

INFORTUNI MORTALI IN AMBIENTI CONFINATI.  Anni 2005-2010

       

Tipo di ambiente confinato

N. eventi

N. decessi

n. decessi/n. eventi

       

CISTERNE/SERBATOI

            10

            16

                       1,6

VASCHE

              7

            14

                       2,0

SILOS

              6

              6

                       1,0

CAMERE DI LAVORO

              3

              3

                       1,0

Altro (stive, condotte, canalizzazioni,..)

              3

              4

                       1,3

 

 

 

 

TOTALE

29

       43

                        1,5

 

Tipo di incidente

valori %

   

Contatto con gas asfissianti

53,5

Caduta dall'alto o in profondità

25,6

Fuoriuscita di gas, vapori..

11,6

Caduta dall'alto di materiali (terra,…)

4,7

Contatto con liquidi meteorici

2,3

Sviluppo di fiamme

2,3

 

 

TOTALE

100,0

 

 

Fonte: indagine INAIL anno 2013