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Un anno dopo il tragico infortunio di Ariel German Marecos

 
di Avv. Mauro Dalla Chiesa -
Consulente legale dell'ANMIL

 

Il 12 luglio 2013 moriva a seguito di una caduta da un ponteggio il sig. Ariel German Marecos. Lo sfortunato operaio cadeva da un’altezza di 12 metri mentre stava lavorando, per conto di una piccola impresa edile di Pavia, al restauro delle facciate del Duomo di Tortona. Ariel ha lasciato la convivente Lorenza e il piccolo Matias Diego di soli 16 mesi. Le cronache locali sono state prodighe di articoli nei giorni successivi all’evento, ma poi, come sempre, nessuno si è più occupato della vicenda. La sig.ra Lorenza ha chiesto nell’immediatezza dell’accaduto l’assistenza ad ANMIL rivolgendosi alla sede di Roma, poi successivamente al patrocinio del consulente centrale ANMIL avv. Mauro Dalla Chiesa. La vicenda si è poi sviluppata ad oggi nei seguenti termini: INAIL sede di Pavia ha liquidato la rendita superstiti al solo figlio minore, non competendo alcun diritto assistenziale ratione legis alla convivente; invece, dal punto di vista processuale, luci ed ombre. La Procura di Alessandria ha indagato Don Carlo Curone, committente dei lavori, Carlo Croce, in qualità di coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, e Vincenzo Ticonosco, in qualità di titolare dell’impresa individuale, richiedendo in tempi brevi il rinvio a giudizio degli ultimi due. Gli imputati hanno chiesto il patteggiamento e sono stati condannati su parere conforme del Pubblico Ministero e sentite le parti civili, ad anni due di reclusione il Ticonosco, ed anni 1 e mesi sei di reclusione il Croce.

Le ombre si riferiscono al profilo risarcitorio, perché: in primo luogo, il datore di lavoro non aveva stipulato alcuna polizza da responsabilità civile derivante da infortunio, perciò non aveva capacità patrimoniale per il risarcimento in favore dei congiunti e per garantire l’azione di regresso dell’INAIL; Croce è assicurato presso UNIPOL SAI, ma il liquidatore, nonostante la sentenza penale di condanna e la ovvia situazione di difficoltà economica della famiglia della vittima, si è rifiutato di corrispondere alcuna somma a titolo risarcitorio, quantunque i solleciti del proprio assistito.

Ora i familiari hanno proposto ricorso in sede civile avanti il Tribunale del Lavoro di Pavia con udienza fissata per il prossimo novembre 2014.

I tempi della Giustizia sono stati abbastanza rapidi, ma quello che non ha funzionato è l’impossibilità per un lavoratore, ovvero per i suoi congiunti, di agire direttamente contro l’istituto assicuratore del responsabile, nonché la mancanza di un obbligo legislativo per il datore di lavoro di dotarsi di una assicurazione contro gli infortuni occorsi ai dipendenti. Ricordiamo che con recenti riforme (art.12, comma 2, L. 247/2012), si è previsto l’obbligo per gli avvocati di stipulare un’assicurazione di responsabilità civile per danni ai dipendenti, restando incredibilmente escluse categorie di soggetti statisticamente più a rischio, come le imprese del settore edile, dove avvengono infortuni spesso di notevole gravità.

Ulteriore nota dolente è stata rappresentata dal fatto che la Procura di Alessandria abbia chiesto ed ottenuto l’archiviazione per Don Carlo Curone con una motivazione non condivisibile, dato che si è ritenuto non responsabile solo perché aveva nominato un coordinatore dei lavori, mentre la norma di cui al D.Lgs 81/2008 prevede all’articolo 89 comma 1, lettera C, e all'art.93 comma 1, che solo la nomina del responsabile dei lavori comporta l'irresponsabilità penale del committente.

I familiari della vittima hanno proposto ricorso per Cassazione chiedendo la prosecuzione del procedimento nei confronti del committente dei lavori, e relativo annullamento del decreto di archiviazione disposto dal G.U.P. di Alessandria, tenuto conto che il suddetto decreto non è stato comunicato ai familiari del sig. Marecos.