PROCESSO ILVA: IL GUP RIMANDA TUTTO ALLA PRONUNCIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE


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Commento di:

Avv. Maria Lugia Tritto - consulente legale dell'ANMIL di Taranto

 

 

 

Il 19 giugno scorso, a Taranto si è tenuta l' udienza preliminare del processo denominato “Ambiente svenduto”. Dato l'elevatissimo numero di imputati (53, escluso Emilio Riva recentemente deceduto) e parti offese, l'udienza si è tenuta presso la palestra dei Vigili del Fuoco.

Il processo è stato rinviato al 16 Settembre prossimo a causa di un difetto di notifica del decreto di fissazione dell'udienza a tre imputati .

Il GUP Dott.ssa Vilma Gilli nel suo provvedimento ha ordinato la sospensione dei termini di custodia cautelare per gli imputati attualmente in detenzione domiciliare, in attesa che la Suprema Corte di Cassazione si pronunci sulla richiesta di trasferimento del processo al Tribunale di Potenza, attesa la “legittima suspicione” paventata da alcuni difensori degli imputati. Le dichiarazioni di costituzione delle parti civili non sono state ancora depositate. Sono circa 800 le parti offese tra privati cittadini, Associazioni, enti pubblici territoriai (Comune di Taranto, Provincia e Regione) oltre al Ministero della Salute e dell'Ambiente.

Anche l'ANMIL si costituirà parte civile nel processo. L'avv.to Maria Luigia Tritto, legale dell'Associazione evidenzia come, dagli atti di indagine eseguiti dalla Procura della Repubblica di Taranto, emerga l'esistenza di un vero e proprio “pactum sceleris” contratto ai diversi livelli del management Riva con l'ausilio di altri imputati che, pur non facendo parte della compagine aziendale, hanno a vario titolo ed in vario modo agevolato l'esecuzione dei reati evidenziati, tanto al fine di trarre profitto dall'attività lavorativa condotta nello Stabilimento a scapito della sicurezza sul luogo di lavoro e della tutela della salute dei lavoratori. La conduzione dell'attività aziendale improntata alla massimizzazione dei profitti ha determinato, non solo il decesso dei Dipendenti ILVA Marsella Claudio e Zaccaria Francesco e le lesioni personali gravi dei dipendenti Sasso Francesco e Piergianni Simeone, ma anche obbligato le migliaia di dipendenti dell'ILVA e delle Aziende dell'indotto, a lavorare per anni in un ambiente insalubre a constante rischio di contrarre malattie professionali. Le istanze dell'ANMIL, che opera instancabilmente per l'affermazione della cultura del “lavoro sicuro” sono state già in precedenza raccolte dalla Magistratura tarantina. In particolare - nei processi svolti dinanzi al Tribunale di Taranto, Giudice Dr. De Michele, che vedevano come imputati Dirigenti e responsabili dell'ILVA Spa - la Società datrice, in qualità di responsabile civile è stata condannata, con sentenze del 12/12/12 e del 19/12/12, al pagamento del risarcimento del danno in favore dell'ANMIL costituita parte civile, con concessione provvisionale immediatamente esecutiva.

Da ultimo, nel processo conclusosi in data 23/05/2014 Giudice monocratico Dr. Simone Orazio, ha riconosciuto  la responsabilità penale degli imputati ex Dirigenti Italsider ed ILVA condannandoli al risarcimento del danno sofferto dall'ANMIL, costituita parte civile anche in questo processo, da liquidarsi in separata sede.