RISARCIMENTO PER I FAMILIARI DEL VIGILE MORTO NELLA TERRA DEI FUOCHI 


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Il caso Michele Liguori: Il ruolo dell’INAIL nella Terra dei Fuochi

 

 

 

Risale a qualche giorno fa la notizia del rifiuto dell’INAIL per la domanda di risarcimento presentata dai familiari di Michele Liguori, il vigile di Acerra stroncato da due tumori maligni lo scorso gennaio e divenuto simbolo della lotta alle ecomafie nella Terra dei fuochi.  ''Presenteremo ricorso, e spero che una nuova commissione trovi il legame tra i tumori che hanno ucciso mio padre, ed il suo lavoro nei campi contaminati.Lo spero per tutti quegli operatori anonimi che ogni giorno sequestrano aree con rifiuti di ogni genere e sono esposti a rischi''. E' quanto afferma Emiliano Liguori, figlio di Michele, commentando il no da parte dell'Istituto alla richiesta di risarcimento, in quanto, non sarebbe dimostrabile che il decesso sia stato causato dall'attività lavorativa.

 

 

Il commento:

 

 

“La molteplicità delle sostanze sversate abusivamente e date alle fiamme è una minaccia per chi opera sui territori delle province campane interessate dal fenomeno […]. Non è soltanto la salute dei cittadini a essere messa in pericolo dai roghi velenosi della Terra dei fuochi. Forti rischi, infatti, interessano tutti i lavoratori che, nello svolgimento delle loro attività, entrano in contatto con le sostanze sversate illegalmente tra le province di Napoli e Caserta. Rischi che assumono rilevanze specifiche a seconda della tipologia dei materiali di volta in volta interessati”.

A sottolineare lo specifico rischio di esposizione a sostanze tossiche collegato con le attività lavorative svolte sui territori tristemente noti per lo sversamento selvaggio di rifiuti di ogni genere era proprio l’INAIL, lo scorso 5 febbraio, con una nota pubblicata sul sito istituzionale.

Un motivo in più di sorpresa, dunque, per la notizia di qualche giorno fa circa il rigetto, da parte dello stesso Istituto, della domanda di indennizzo presentata dagli eredi di Michele Liguori, vigile di Acerra stroncato a gennaio da due tumori maligni.

Nel sangue di Michele, secondo le analisi prodotte all’INAIL dai familiari, c’era una concentrazione record di policlorobifenili (PCB), sostanze letali in quanto altamente cancerogene.

Le stesse sostanze infestavano vaste aree sottoposte a sequestro proprio con l’intervento diretto del vigile acerrano, come comprovato dai verbali e dagli ordini di servizio esibiti sempre dai familiari.

L’INAIL, dopo le inevitabili polemiche, ha tenuto a precisare che il provvedimento di rigetto non è definitivo, che continua l’attività istruttoria, e che se emergeranno ulteriori elementi conoscitivi verranno riconosciute le prestazioni di legge: non è però questo il punto.

L’INAIL è un’istituzione pubblica che per sua connaturale vocazione deve essere il principale sostegno per i lavoratori vittime di infortuni o tecnopatie.

Ma se l’INAIL deve essere il primo alleato, e non un sistematico contraddittore delle ragioni dei lavoratori, è giusto costringere questi ultimi, così come i loro superstiti, a battagliare, prima in sede amministrativa, e poi magari anche nelle aule dei Tribunali, per vedersi riconoscere i diritti sanciti ex lege?

A fronte di solidi elementi di fatto già provati in via documentale, come nel caso di Michele Liguori, l’impostazione dovrebbe essere tutt’altra, anche come segno tangibile di vera vicinanza a tutti i lavoratori della Terra dei Fuochi.

 

Avv. Mauro Dalla Chiesa

 

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La frettolosa chiusura del caso Liguori certo non depone a favore dell'INAIL per le ragioni tutte già evidenziate dal Collega Dalla Chiesa che opportunamente ha sottolineato il diverso ruolo che  l'istituto dovrebbe assumere nei confronti dei danneggiati e dei loro familiari per vicende così tristemente note.   

E' però anche vero che al caso in esame può essere data opportuna risposta solo dopo aver esaminato l'istruttoria che è stata fatta della intera pratica.

In particolare, trattandosi di malattia non tabellata, la dimostrazione del nesso causale deve essere fornita dal richiedente.

Il fatto che sia stato "osannato" dalle pubbliche autorità non è sufficiente a dimostrare la sussistenza di un nesso causale. Non basta sapere che il de cuius è stato colui che ha posto sotto sequestro le aree in cui si sono sviluppati i fuochi; è necessario sapere quante aree sono state sequestrate, in quale data, quanto tempo richiede l'effettuazione del sopralluogo e del sequestro, quale/i tipi di tumori hanno colpito il Luguori, quando si sono manifestati, se il periodo di latenza previsto per i tumori in questione è compatibile con l'attività svolta ecc. ecc.

Senza la disponibilità delle informazioni sopra riportate si rischia di formulare giudizi affrettati.

D'altro canto, per completezza - e senza ripeto conoscere l'istruttoria effettuata - la posizione  dell'Istituto che prima dichiara di non voler riconoscere alcuna prestazione e poi afferma che il provvedimento però non è definitivo  non è quella di chi dimostra serietà e coerenza.

Avv. Giulio Cimaglia