IL COMMENTO DI LUCE TOMMASI


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UN ABBRACCIO PER LO SPORT PARALIMPICO.

IN RAI MARTINA CAIRONI E MONICA CONTRAFATTO

DI NUOVO INSIEME PER LA FIRMA DI UNO STORICO ACCORDO 

 

Martina e Monica, di nuovo insieme, per ritrovarsi in quell'abbraccio paralimpico di Rio de Janeiro che è rimasto negli occhi e nel cuore di tutti. Questa volta lo sfondo non era quello di uno stadio, ma la sede della Rai di viale Mazzini, dove è stato firmato il protocollo tra la Radio Televisione Italiana e il Comitato Paralimpico per un nuovo percorso sinergico che impegna il Servizio Pubblico ad acquisire i diritti di tutti i grandi eventi sportivi paralimpici per il triennio 2017-2019. Una firma siglata in pompa magna dal Direttore Generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto, e dal Presidente del Comitato Paralimpico Italiano, Luca Pancalli, alla presenza del Presidente della Rai, Monica Maggioni. È stata proprio lei a ricordare il comune impegno di Monica giornalista e di Monica bersagliere, quando - sono parole sue - entrambe condividevano "mondi particolari". Era il 24 marzo del 2012, in Gulistan, durante la guerra afghana: in un attacco, che si è concluso con un morto e cinque feriti, ha perduto una gamba questa donna soldato, la prima dell'esercito italiano ad essere decorata al valore militare. A lei sembrava tutto finito, poi - durante i lunghi mesi di degenza in ospedale - l'improvvisa apparizione in Tv di Martina Caironi, l'atleta paralimpica che, nei giochi di Londra del 2012, si era aggiudicata i cento metri piani, poi replicati a Rio nel 2016. Ma lì il terzo posto sarebbe stato suo. "Si è aperta la nuova me - mi dice la Contrafatto, a margine della conferenza stampa di Viale Mazzini - perché quando non ero disabile non pensavo affatto ai disabili e, proprio per questo, voglio dire una cosa a tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, si sono trovati nelle mie condizioni: la vita, al di là delle apparenze, ricomincia proprio dal punto in cui sembra finita". E aggiunge che è importante accettarsi per riscoprire la propria essenza e che, quando c'è la volontà, ad una persona non manca mai niente. La bruna Monica guarda la bionda Martina, pochi metri più in là e sorride dicendo: "Lei è la mente e io sono l'istinto. Spero che qualcuno ci guardi e possa dire, come noi, che tutto siamo tranne che poverine".

Due storie diverse, unite dallo sport, quella del caporalmaggiore di Gela e quella della pluricampionessa di Bergamo, anche lei senza una gamba a causa di un incidente in moto. La Caironi comunica, mentre ti guarda, una forza immensa che ti attraversa. "Sono un'atleta - mi dice - non c'è da meravigliarsi". E ci tiene a sottolineare di essere iscritta all'ANMIL di Bergamo, anche se ammette che non ha abbastanza tempo per dedicarsi alle attività associative. Le chiedo un messaggio per le oltre 400.000 vittime del lavoro. Ecco la sua risposta: "L'esempio che offre un'atleta paralimpica non è che una finestra che ognuno può decidere di aprire, per guardare quello che c'è oltre, perché tutto parte dalla volontà di concentrarsi sulle proprie abilità e non sulle disabilità". Due gli obiettivi: "Essere felici e, perché no, anche divertirsi". Parole testuali.

Tra le due campionesse, al tavolo della conferenza stampa, siede anche il presidente del Comitato Paralimpico, Luca Pancalli, che saluta con entusiasmo l'accordo siglato con la Rai: "Un accordo importante - mi dice - ma che deve essere intercettato da tutti quegli attori sul territorio che possono aiutare la diffusione dello sport, a cominciare dall'associazionismo che, attraverso la propria azione, può diffondere fra i suoi iscritti l'idea di un impegno che possa diventare anche strumento di inclusione per favorire i processi di riappropriazione della vita quotidiana".

Investire sul capitale umano per fare coincidere la diversa percezione della disabilità con la cultura del nostro Paese: questa la missione del Comitato che, sempre seguendo il Pancalli-pensiero, vede nel racconto delle storie di tanti atleti "diversi" non soltanto la scrittura di pagine di cronaca sportiva, ma di un'Italia migliore. Gli fa eco, dalla prima fila di una sala affollatissima, Sandrino Porru, presidente della Fispes, la Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali, che aggiunge: "Nessuna attività come lo sport consente di metterci alla prova, soprattutto quando le vicende della vita chiedono di rimetterci in gioco, attingendo a potenzialità che non sapevamo di avere". Situazioni che consentono a ciascuno di noi di diventare originale, unico e irripetibile, obiettivi che dovrebbero essere aspirazioni di tutti.

Anche per questo è importante fare squadra e comprendere, come avviene nel mondo dell'ANMIL, che durante il cammino non si è soli. E su questo concetto di squadra si è soffermato a lungo il direttore della Rai, Campo Dall'Orto, che ha concluso: "Lo sport racchiude molti valori che abbiamo come servizio pubblico, valori universali, pervasivi, in grado di conquistare l'intera società". Per lui lo sport paralimpico è tutto questo, ma anche di più, perché è in grado di incidere con parole e immagini sulla cultura collettiva, come ha dimostrato l'abbraccio di Martina e Monica, trasmesso in diretta nel mondo.