IL COMMENTO DI LUCE TOMMASI


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NON C'È PACE SENZA GIUSTIZIA. 

RISCHIA LA PRESCRIZIONE IL PROCESSO PER LA MORTE
DI MATTEO ARMELLINI 

 

 

Non si dà pace la signora Paola Armellini, la mamma di Matteo, che il 5 marzo del 2012 è morto schiacciato sotto il palco del PalaCalafiore di Reggio Calabria che, qualche ora dopo, avrebbe dovuto ospitare il concerto di Laura Pausini. Sono passati già cinque anni, ma per ottenere giustizia la strada è ancora lunga, sempre che la prescrizione non azzeri tutti i passi fatti sino ad oggi.

Aveva 31 anni Matteo e Paola lo aveva sentito poco prima, quando ancora si trovava ad Ancona, in partenza per la sua ultima tappa, Reggio Calabria. Lavorava di notte, come tutta la squadra della cooperativa di cui faceva parte. La morte per lui è arrivata all'una e cinquanta, sotto il crollo della struttura da cui ha cercato invano di fuggire. "Il processo va a rilento - continua Paola Armellini -  lunedì 10 aprile ci sarebbe stata una udienza, che è saltata per lo sciopero dei legali. Già nel 2016, a causa del cambio del pubblico ministero, siamo stati fermi un anno e abbiamo dovuto ricominciare tutto daccapo con le nuove deposizioni dei testimoni". Traducendo, il processo nei fatti non è mai incominciato.

A fianco della signora Armellini è intervenuta, su sua richiesta, l'ANMIL, che la sta supportando con i suoi legali per arrivare all'accertamento delle responsabilità penali di chi le ha tolto il suo unico figlio. "Questo processo - spiega l'avvocato Massimiliano Gabrielli, che fa parte dei giuristi dell'Associazione - rientra nel nuovo impegno che l'ANMIL ha assunto nei confronti di tante vittime del lavoro, superando l'aspetto meramente assistenziale, per intervenire nelle fasi processuali e dare segnali concreti alle aziende affinché investano nella prevenzione".

E anche la morte di Matteo è uno di quei casi, come quelli dei grandi disastri navali e ferroviari, destinato a fare giurisprudenza e a dare maggiore incisività anche alle azioni che verranno. Ma gli interrogativi da sciogliere sono ancora tanti, a cominciare dal fatto che il tour della Pausini correva senza sosta da un capo del Paese all'altro. Perché dopo Reggio Calabria, era in cartellone Acireale. Una tappa che Matteo non avrebbe mai raggiunto.

Turni di lavoro impossibili, allestimenti da realizzare in fretta, appalti e subappalti che regolano le performance della musica dal vivo: discorsi troppo grandi per una madre che ormai vive soltanto per ottenere giustizia per un figlio che non potrà più avere indietro.

La prossima udienza del processo sarà il 15 maggio, come sempre a Reggio Calabria, ancora un viaggio della speranza: partenza e rientro da Roma in giornata, con il cuore gonfio di dolore e di rabbia. "Io non ho mai voluto sottoscrivere alcuna forma di patteggiamento a scopo risarcitorio - ci dice ancora la mamma di Matteo - e combatto contro la prescrizione, non solo per il processo di mio figlio, ma per tutti i processi a rischio, pur essendo consapevole che non scatterà la retroattività".

Giustizia, bene comune: cogliamo queste parole non dette nello sfogo della signora Paola perché, insieme a lei, ci sono altre donne coraggiose che rischiano la prescrizione, come Debora Spagnolo, di Latina, in causa per la morte del marito, Giuseppe Esposito, precipitato dal capannone su cui stava lavorando per montare dei pannelli fotovoltaici.

Ma l'avvocato Gabrielli apre uno spiraglio di fiducia: "In casi come questi, almeno in primo grado, c'è una evidente violazione delle norme sulla sicurezza che raddoppiano i tempi della prescrizione". Il fatto è oggettivo: la struttura che ha ucciso Matteo gli è caduta addosso. "Mio figlio - precisa la signora Armellini - non stava lavorando in altezza ed era sobrio, come ha dimostrato l'autopsia che mi ha impedito di cremarlo per mesi e mesi". Anche questo ha dovuto subire, questa madre coraggio, pur di affermare la verità.

Andrà avanti, non ci sono dubbi, con la sua determinazione. "Certo - conclude - comincio ad essere stanca, mi sento sola e non troverò mai pace senza giustizia".