IL COMMENTO DI LUCE TOMMASI


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MIRCEA SPIRIDON: ORA COME ALLORA

RICOMINCIARE DALLA SCUOLA PERCHÉ QUESTA STORIA NON RIVIVA PIÙ

 

Mircea Spiridon. Un nome che non posso dimenticare. Sono passati dieci anni da quando il cortometraggio che ha documentato la storia di questo operaio rumeno, tragicamente morto e dimenticato sotto il palazzo che stava costruendo, ha vinto il premio Speciale "Rainews24" del Concorso CortoSicuro, promosso dall'ANMIL.

E così, quando l'autore Sebiano Chillemi, messinese di Itala, mi ha telefonato qualche settimana fa, chiedendomi se mi ricordavo di lui, la mia risposta è stata immediata: un nome e un cognome "Mircea Spiridon". Come potevo dimenticare? Mircea lavoratore in nero, Mircea che doveva sparire per tutti, compresa la moglie che ostinatamente urlava che un uomo, il suo uomo, era sepolto nel cantiere dove era andato a lavorare per portare a casa la giornata.

Sono passati dieci anni e, in queste ore, leggendo gli ultimi dati pubblicati sul lavoro sommerso e sull'evasione fiscale, mi sono chiesta quanti Mircea ancora dovranno alimentare le note della cronaca.

Emulando Sebiano Chillemi, che ha costruito il suo corto con ritagli di agenzia e video di telegiornali, riporto di seguito alcuni titoli tratti dall'ANSA:

- "Su ispezioni Ministero Lavoro, trovati 30mila in nero, +8%. Nei primi tre mesi 2016, irregolarità nel 61% delle aziende"

- "Studio Uil, 2006-2015. Irregolari 250mila lavoratori all'anno"

- "Lavoro nero patologia, evasi 16mld in 10 anni".

Aggiungo, sbirciando fra le righe dei take dell'ANSA, che l'edilizia - che è stata proprio la tomba di Mircea - è tutt'oggi il settore con la maggiore incidenza di aziende irregolari su quelle ispezionate. E vedo ancora che oltre la metà dei lavoratori, trovati irregolari, sono in nero e il Mezzogiorno è l'area con la più alta incidenza di lavoratori in nero, rispetto agli irregolari.

La storia si ripete, quindi, ora come allora, con le stesse dinamiche di dieci anni fa. Corsi e ricorsi.

Una ripetitività che non nasce soltanto dall'insufficienza dei controlli, anche se - sul fronte della prevenzione - l'istituzione dell'Ispettorato nazionale del Lavoro rappresenta un importante passo avanti, sia sul piano delle tutele sia su quello della legalità del lavoro. Lo ha ribadito il presidente dell'ANMIL, Franco Bettoni, a margine dell'intervista che mi ha rilasciato a Capodanno. "Il problema è culturale - ha detto Bettoni - e deve coinvolgere tutti gli attori del mondo del lavoro, dalle aziende ai lavoratori, dallo Stato ai Sindacati, perché la sicurezza conviene a tutti". Ed ha anche ricordato che il costo degli infortunati incide, a ricaduta, sul portafoglio dell'intera società. Basta pensare, per parlare soltanto della sanità pubblica, che i cosiddetti "buchi" del sistema finiscono per pesare su ciascuno di noi.

Riporto alcuni dati, diffusi in queste ore dai Tg, sulla base del rapporto annuale presentato dall'Associazione Italiana Ospedalità Privata (AIOP): "Nel 2016, tre famiglie su dieci hanno tagliato le cure". E se non basta: "Il 10,9% delle famiglie ha invece rinunciato a curarsi". Nei fatti, dal 2009 al 2015, sono aumentati i costi di visite, ticket e farmaci a carico dei cittadini.

Dunque, se vogliamo voltare pagina e guardare avanti, dobbiamo diventare davvero "Primi in sicurezza", per riprendere il nome del Concorso per studenti e scuole. A promuovere la XV Edizione - dal titolo-slogan "Lavoro: Vai sul sicuro" legato al concetto fondamentale della prevenzione - sono l'ANMIL e la rivista "OKAY!". Oltre 4.000 istituti e 1.300.000 studenti, su tutto il territorio nazionale, dalle scuole dell'infanzia a quelle secondarie, si sono impegnati fino ad oggi sul tema della sicurezza e della prevenzione degli infortuni. Buon lavoro, ragazzi, perché la storia di Mircea Spiridon non riviva più.

 

 

 

Pubblicato il 12.01.2017