IL COMMENTO DI LUCE TOMMASI


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MARIELLA NAVA CANTA LA SUA "EPOCA" 

 

Mariella si è presentata al pianoforte, l'inseparabile amico di sempre, per celebrare il suo "tre in uno": il compleanno, i trent'anni di carriera e l'uscita di "Epoca", il primo disco di inediti, finora nascosti nei cassetti di Casa Nava. E così, il 3 febbraio di questo 2017, a poche ore dai bagliori della riviera sanremese, la cantautrice ha scelto per la sua festa un battello sul Tevere, all'ombra di Castel Sant'Angelo. C'erano tutti quelli che le vogliono bene e, fra i tanti, anche noi dell'ANMIL, a cui Mariella Nava non tralascia mai di fare sentire la sua vicinanza. Il tempo non sembra essere passato per questa eterna ragazza da quando, giovanissima, sedeva al pianoforte e la invitavano a lasciare il palcoscenico perché quel posto spettava al Maestro.  Già, perché di cantautrici in grado di accompagnare se stesse, ne giravano poche quando quella giovane donna, che ha scritto per tanti big della canzone italiana, ha incominciato a rompere gli schemi. E il Tevere si è presto riempito delle sue note, a cominciare da Epoca, il primo degli inediti che incomincia così: "Perché siamo noi che facciamo il buono e il cattivo tempo". Vero, verissimo. Forse è proprio per questo che Mariella è riuscita, in tutti questi anni di carriera, ad "Essere", per riprendere la parola magica con cui l'artista chiude il brano. "Un'epoca in cui - scrive - vanità e assenza finiscono per coincidere in un click, in cui tutti si guardano distrattamente e non riescono a dirsi più niente". Di eventi, in quest'epoca, ne sono passati tanti da quando, nel 1988Mariella ha vinto il Premio Targa Tenco con il suo primo 33 giri Per paura o per amore, uscito a ridosso del Festival che proprio adesso rende omaggio al cantautore, morto cinquant'anni fa dietro le quinte del concorso canoro. 

Entusiasmo e freschezza hanno contagiato il pubblico quando la cantautrice ha giocato con le parole, girando il leggio e sfogliando la sua margherita virtuale: "Canto? Non canto?". Ma l'esito era scontato. Avanti allora con la colonna sonora di una vita: Fai piano, Il cuore mio, La differenza, Chiamalo entusiasmo e via, di brano in brano, con la scaletta "manoscritta", sotto lo sguardo vigile di Antonio Coggio, l'uomo che ha creduto artisticamente in lei dalla prima ora. Di aneddoto in aneddoto: "Era il 1989 - ha raccontato Mariella Nava - quando Mara Maionchi mi ha chiesto di scrivere per un grande come Eduardo De Crescenzo al Festival di Sanremo". Il brano era Come mi vuoi. Tre anni prima, nel 1986, era stata la volta di Questi figli, scelta personalmente da Gianni Morandi per il suo album Uno su mille. Morandi fu folgorato dall'abilità della Nava nell'immedesimarsi negli stati d'animo di un genitore. Il Gianni nazionale aveva ragione. Basta pensare che qualche anno dopo, nel 1991, è stata la volta del sodalizio con Renato Zero con Spalle al muro, classificatosi secondo al Festival della Canzone italiana. Mariella lo aveva invitato alla sua festa, ma lui le ha risposto che non gliela voleva "rovinare", anche perché non sarebbe riuscito a "reggere" il dondolio dell'acqua. A cantare sono però arrivati in tanti, a cominciare dal gruppo che spesso l'accompagna: i due Sasà, Calabrese e Cauteruccio, rispettivamente contrabbasso e fisarmonica e Simone Salza, sax. E poi c'erano le giovani promesse Marco Martinelli, laureato di talento, made in "Forte Forte Forte" di Raffaella Carrà e Andrea Palmieri, neo maggiorenne di "The voice of Italy", ora sulla pista della kermesse-satellite di Sanremo. Vestire le voci: è questo il passato-presente-futuro dell'imperativo Nava, che trova sempre posto per i nuovi talenti nella sua casa discografica "Suoni dall'Italia", nata proprio per dare voce a chi non ce l'ha o non ha spazio per farsi sentire. "Ogni artista ha un sogno e il mio è quello di vedere la mia famiglia cantare, perché la musica ha bisogno di belle anime" ha detto. E ha aggiunto: "I ragazzi non basta scoprirli, bisogna dare loro opportunità, bisogna amarli". Questo il pronostico, di sapore autobiografico: "Voi amerete loro, come sono stata amata io quando Renato Zero mi ha presentata al suo fianco". E qui si sono levate le note di Spalle al muro, che recita "Vecchio, diranno che sei vecchio, con tutta quella forza che c'è in te", mentre tutto il pubblico cantava con lei, scandendo parola dopo parola. Un pubblico arrivato da tutta Italia, a cominciare da quella Taranto dove Mariella è nata e a cui ha dedicato, tamburello in mano, Terra mia. "Renato Zero mi dice che sono testarda e che voglio fare la cantautrice e scrivere tante parole che poi si dimenticano": questo il Renato-pensiero, che la "sorcina" numero uno ha ricordato. Così però non è andata sul Tevere, il 3 febbraio scorso, dove anche un grande è stato smentito: nessuno aveva dimenticato. 

 

Pubblicato il 10.02.2017