Riforma del Terzo settore

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Delega al Governo per la riforma del Terzo Settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale

 

a cura dell'Ufficio I Servizi Istituzionali

 

 

In data 22 agosto u.s. è stato presentato alla Camera dei deputati il Disegno di Legge n. 2617 che conferisce al Governo la Delega per la riforma del Terzo Settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale.

 

Il disegno di legge in questione si compone di sette articoli e prevede una serie di interventi normativi da attuare attraverso il conferimento al Governo di apposite deleghe, volte ad introdurre misure per la costruzione di un rinnovato sistema che favorisca la partecipazione attiva e responsabile delle persone, singolarmente o in forma associata, per valorizzare il potenziale di crescita e occupazione insito nell’economia sociale e nelle attività svolte dal cosiddetto Terzo settore, anche attraverso il riordino e l’armonizzazione di incentivi e strumenti di sostegno.

 

Gli obiettivi, di breve, medio o lungo periodo, che il Governo si propone di perseguire, si sintetizzano nel riordino e nella revisione organica della disciplina degli enti privati del Terzo settore e delle attività che promuovono e realizzano finalità solidaristiche e di interesse generale, anche attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale, in attuazione del principio di solidarietà, al fine di sostenere la libera iniziativa dei cittadini associati per perseguire il bene comune, elevare i livelli di cittadinanza attiva, coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione ed il pieno sviluppo della persona, valorizzando al contempo il potenziale di crescita e occupazione del settore.

 

 

In particolare, per quanto concerne l’attività di volontariato e l’attività di promozione sociale, che ci interessa più da vicino, i decreti attuativi dovranno prevedere:

 

  • l’armonizzazione delle diverse discipline vigenti in materia;
  • la promozione della cultura del volontariato tra i giovani anche attraverso apposite iniziative da svolgersi in ambito scolastico;
  • la valorizzazione delle diverse esperienze di volontariato con il coinvolgimento diretto, nelle attività promozionali, delle organizzazioni di volontariato, incluse quelle che riuniscono militari;
  • il riconoscimento e la valorizzazione delle reti associative di secondo livello;
  • la revisione e la promozione del sistema dei Centri di servizio per il volontariato ed il riordino delle modalità di riconoscimento e di controllo degli stessi;
  • la revisione e razionalizzazione del sistema degli Osservatori nazionali.

 

Fra i criteri direttivi da seguire per perseguire i predetti obiettivi, figura un principio molto importante da attuare: la riorganizzazione del sistema di registrazione degli enti attraverso la previsione di un registro unico del Terzo settore.

 

L’idea di riorganizzare il sistema di registrazione degli enti tramite la previsione di un registro unico è certamente ambiziosa, ed è stata introdotta proprio nel disegno legge: nelle linee guida si era infatti sottolineata la necessità di razionalizzare le modalità di iscrizione ai registri ma con riferimento alle sole associazioni di promozione sociale.

 

In ogni caso, sarà comunque questo il contesto in cui poter avanzare la nostra concreta proposta di modifica dell’art. 7, L. 383/2000 al fine di ovviare, una volta per tutte, all’annoso problema del mantenimento dell’iscrizione delle nostre articolazioni territoriali nei registri regionali delle APS.

 

Ricordiamo infatti che l’ANMIL è iscritta al registro nazionale delle APS con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 17 maggio 2001, al n. 6; tuttavia, l’iscrizione concerne la sola Sede centrale e non anche le singole articolazioni territoriali; ad avviso del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (più volte interpellato sulla questione), le articolazioni territoriali per poter essere iscritte al registro nazionale ex art. 7, co. 3, L. 383/2000 dovrebbero essere dotate di autonomia gestionale, cosa che mancherebbe alle Sezioni ANMIL.

 

Tale mancato riconoscimento da parte del Ministero del lavoro pregiudica di fatto e compromette l’eventuale rinnovo dell’iscrizione della singola articolazione territoriale nel registro regionale di riferimento.

 

Proprio con l’intento di far valere questo principio, come ANMIL da gennaio 2014, partecipiamo attivamente ai lavori della Consulta APS, costituita in seno al Forum del Terzo Settore con lo scopo di affrontare tutte le problematiche sottese al mondo del Terzo Settore ed in particolare delle associazioni di promozione sociale; e proprio all’interno della Consulta abbiamo presentato la nostra proposta di riforma dell’art. 7 L. 383/2000.

 

I lavori della Consulta APS hanno subito una brusca accelerazione allorché il Governo, a sorpresa, ha annunciato, la scorsa primavera, la volontà di riformare il Terzo Settore ed ha avviato, contestualmente, una consultazione pubblica sulle Linee Guida di riforma predisposte dallo stesso governo.

 

Di fatto, il testo del disegno di legge appena presentato tiene conto anche di tutte le sollecitazioni e gli spunti fatti pervenire al governo in particolare dalle cooperative ed imprese sociali (31,8 %), dalle associazione di promozione sociale (24 %) e dalle organizzazioni di volontariato (23,5 %).

 

Come ANMIL, abbiamo aderito e risposto alla consultazione pubblica indetta dal Governo, sia come singola associazione di promozione sociale, sia come membro del Forum del Terzo Settore.

Abbiamo dunque sottolineato come sia preliminare a qualsiasi altra questione la definizione stessa di Terzo Settore, non solo come vogliamo che emerga dalla normativa di riferimento, ma soprattutto come vogliamo che venga percepita a livello sociale. Tale definizione dovrebbe essere formulata tenendo conto dell’evoluzione e dell’importanza che ha acquisito negli ultimi anni il Terzo Settore non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto a livello comunitario.

Pertanto riteniamo che il Terzo Settore dovrebbe rispondere prima di tutto ad una funzione “promozionale” ossia essere il luogo in cui si esplica la libera associazione dei cittadini e gli stessi diventano protagonisti della partecipazione alla cosa pubblica.

In seconda battuta, il Terzo Settore dovrebbe essere uno strumento di welfare (come spesso invocato dall’ex ministro del lavoro Maurizio Sacconi), senza per questo sostituirsi all’azione dello Stato.

Da ultimo, il Terzo Settore dovrebbe essere chiamato a svolgere un ruolo da protagonista dell’economia civile.

 

Al momento il disegno di legge è alla Camera in attesa di essere assegnato alla Commissione competente per la discussione; una volta approvato il testo alla Camera, l’esame passerà all’altro ramo del Parlamento, il Senato; soltanto quanto il testo sarà approvato, nella medesima stesura, da Camera e Senato, diverrà legge e potrà essere promulgato dal capo dello Stato e dunque pubblicato; da quel momento decorreranno i 12 mesi di tempo per l’emanazione dei decreti legislativi di attuazione della legge delega.

 

Come più volte sottolineato anche in sede di Consulta APS, è fondamentale monitorare costantemente l’iter di approvazione del disegno di legge, cercando in tutti i modi possibili di partecipare attivamente anche alla fase più operativa che è quella della predisposizione dei decreti attuativi.

 

In ogni caso lo stesso Governo, sembra offrire una chance in questo senso poiché si è reso disponibile, nel corso dell’iter di approvazione del disegno di legge in Parlamento, e successivamente nel momento dell’espressione dei pareri da parte delle competenti Commissioni parlamentari sugli schemi dei decreti legislativi, ad avviare audizioni con tutti i soggetti coinvolti dal presente intervento normativo.