IL COMMENTO


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DIVENTARE ASPP e RSPP: UN CORSO DI FORMAZIONE PER DARE UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA AI RUOLI DI ADDETTO E RESPONSABILE DELLA PREVENZIONE E PROTEZIONE

 

a cura dell'Avv. Nunzio Leone

Ci sono momenti in cui un formatore, che è anche avvocato e giornalista, compiendo un semplice atto di analisi sull’attività svolta, sul task compiuto, commette un peccato di vanità, volendo emulare il protagonista di quel passo della Genesi che recita “absit iniuria verbis”, ovvero si compiacque di ciò che aveva fatto”.

Invero questo sentiment mi ha costantemente accompagnato sia durante la docenza effettuata sia nel coordinamento scientifico del percorso formativo che si è snodato per tre mesi, da ottobre a dicembre, per complessive 100 ore. Eppure frequento aule come docente nei corsi di formazione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro da oltre un ventennio, dal varo del d.lgs. 626/94 (poi abrogato dal TUS, il d.lgs.81/08) ho quindi sperimentato ed intensificato un impegno costante e duraturo. Ma questa piccola premessa è sufficiente per il lettore ad intravedere il luogo, a scoprire il punto in cui risiede la specialità, cioè dove riposa l’originalità di uno specifico e particolare percorso formativo?

Innanzitutto dal soggetto organizzatore, l’ANMIL, l’Associazione che rappresenta da quasi 75 anni le vittime del lavoro e raccoglie circa 380.000 iscritti, mutilati ed invalidi del lavoro. L’ANMIL, attraverso il suo ente di formazione IRFANMIL, ha promosso un bando per candidare progetti di formazione professionale, rivolto alle sedi territoriali dell’Associazione. A tale bando ha partecipato l’ANMIL territoriale di Taranto, che si è visto aggiudicare due progetti, uno dei quali è quello su cui ci concentreremo, denominato “Diventare RSPP e ASPP”.

Quindi IRFANMIL e l’ANMIL di Taranto, ha inteso rivolgersi ad una platea particolare, rappresentata dal suo corpo associativo, formato dagli invalidi del lavoro, cioè da chi, durante la sua vita lavorativa, ha incontrato, contro la sua volontà, per causa violenta, imprevista ed imprevedibile, l’infortunio, l’incidente in costanza di rapporto di lavoro. Ma il corso è stato esteso anche perché prevedeva, ope legis, il possesso del diploma di scuola media superiore, ai figli degli associati, tessendo un filo di impegno e di continuità con una spiccata sensibilità sociale. Il corso, svoltosi con il supporto dell’ENAP Puglia presso la sede del Formedil CPT di Taranto, si è concluso il 6 dicembre 2017, con la verifica finale dell’apprendimento. Nella lezione conclusiva del corso, ho voluto esordire, citando in aula la dichiarazione che l’ospite del più alto colle di Roma, il Presidente Mattarella, ha voluto rilasciare in occasione del decimo anniversario dell'incendio dell'acciaieria ThyssenKrupp a Torino, dove nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007, sette operai morirono, bruciati vivi. Abbiamo ricordato insieme che “Ogni morte sul lavoro è una perdita irreparabile per l'intera società”. Mattarella ha voluto ricordare ad uno ad uno i nomi dei lavoratori scomparsi, perché quella “ferita” non può rimarginarsi ed accettare che si possa morire sul lavoro e per il lavoro. Il lavoro costituisce il cardine del patto di cittadinanza su cui si fonda la nostra Repubblica ed è un diritto del lavoratore e un dovere della società che vengano rispettate ed applicate le norme sulla sicurezza. In questi dieci anni nella prevenzione degli incidenti e nel supporto agli infortunati sul lavoro sono stati fatti passi avanti, ma resta ancora molto da fare per far sì che la sicurezza venga considerata essa stessa un volano che contribuisce allo sviluppo.” Questo clima, questo committment, ha permeato, costituendo una sorta di fil rouge, l’intero percorso formativo di “Diventare ASPP e RSPP “.

Il corso di formazione, articolato nei moduli A, B comune e C, ha avuto una durata pari a 100 ore, con inizio il 2 ottobre e sino a dicembre ed ha coltivato l’obiettivo di consentire ai partecipanti l’abilitazione professionale per diventare ASPP e RSPP, in coerenza con il nuovo accordo adottato in Conferenza Stato Regione il 7 luglio 2016. Nel corso sono stati declinati e sviluppati i contenuti dei moduli A, B e C attraverso la  formazione sia in aula con la partecipazione di docenti altamente qualificati e specializzati, sia con esperienze concrete (come la lezione visita alla nuova officina di manutenzione della CTP spa) ovvero ascoltando la testimonianza di RSPP di società nazionali o multinazionali (Leonardo e Vestas) e venendo, in tal modo direttamente e con possibilità di confronto e di approfondimento diretto, a conoscenza dei rischi specifici e delle misure idonee a prevenirli. All’esito dei diversi moduli sono state effettuate le verifiche dell’apprendimento. Hanno preso parte al corso 25 partecipanti che hanno potuto e saputo apprezzare il senso e l’orientamento della formazione per diventare consulenti dei rischi e manager del sistema di prevenzione e protezione aziendale a disposizione del datore di lavoro e degli altri soggetti operativi.

Formazione significa dare forma, fornendo adeguati strumenti culturali e tecnici in grado di favorire il cambiamento consapevole, sostanziato migliorando i criteri di valutazione e la capacità di giudizio critico unendo azioni corrette con l’organizzazione produttiva, mettendosi in gioco. In altri termini si è voluto dare forma ad una nuova consapevolezza del RSPP come manager della sicurezza in azienda che nei confronti del lavoratore si pone come fattore idoneo a garantire la salute e l’incolumità, attraverso la scelta di un determinato comportamento, in seguito ad una situazione contingente; soltanto la conoscenza di quella situazione è in grado di dar luogo alla possibilità di percepire ed evitare il pericolo insito in essa. La formazione nella sicurezza sul lavoro diviene, quindi, e va intesa come un processo volto ad aumentare la consapevolezza del lavoratore attraverso attitudini e conoscenza necessarie allo svolgimento di un’attività professionale qualificata ed alla realizzazione dell’esperienza professionale richiesta nel quadro degli orientamenti stabiliti dalla legge.

E il corso, passo dopo passo, ha posto l’accento sui temi e gli argomenti, ponendosi dietro l’osservatorio della prevenzione e protezione del soggetto tutelato, il lavoratore. Ma per tutelare un soggetto è necessario allestire un’organizzazione e un sistema, muovendo dalla valutazione dei rischi presenti in azienda, elaborando il DVR ed adottando le doverose misure tecniche, organizzative e procedurali (la prevenzione) e proteggendosi dal rischio residuo (indossando i DPI).

E allora ai nostri corsisti, con il concorso dei docenti, abbiamo illustrato la storia della legislazione antinfortunistica, la sua evoluzione e il suo diventare scienza ed organizzazione (il modulo A, che costituisce credito formativo permanente). Ma anche connotandosi in sistema, superando il modello del command e control di tipo bipolare degli anni ‘50 (ricordate il DPR 547 del 55 abrogato dal TUS) per approdare, grazie al nuovo approccio della legislazione comunitaria (la direttiva madre europea n.89/391), alla 626 e poi al d.lgs.81/08. Infine il modulo B, quello dei rischi, una sorta di rassegna puntuale e circostanziata di tutti i rischi che si annidano nelle lavorazioni, che vanno valutati, identificati e gestioni per evitarli ovvero mitigarli. Poi il modulo C, quello specialistico e professionale, che abilita alla professione di RSPP.

La casuale circostanza che il corso si sia concluso esattamente il giorno del ricorso, a 10 anni della strage di Torino alla Thyssen, ha colorato di emozioni che si intrecciavano con un nuovo impegno i nuovi professionisti in uscita dal percorso formativo; infatti quella vicenda operò come potente acceleratore (ministro del lavoro era Cesare Damiano) per varare il decreto delegato in attuazione dell’art. 1 della legge di delega (la n.123 del 3 agosto 2007).

Ma il corso ha voluto, nella parte speciale (il modulo B comune che ha cancellato i nove moduli contrassegnati dall’Ateco), analizzare scientificamente i diversi rischi presenti e valutabili, quelli per la sicurezza (che danno luogo ad infortunio) quelli per la salute (che generano le tecnopatie, le malattie professionali) e quelli trasversali, c.d. psicosociali ( si è parlato ampiamente dell’esperienza della palazzina LAF, dei processi contro il patron dell’Ilva Riva e la costruttività organizzativa adottata dall’INAIL). E poi conoscendo nell’officina del CTP i sistemi anti-caduta, il rischio chimico e quello meccanico, il rischio rumore e vibrazioni, nella logica della prevenzione, del conoscere per evitare (la formazione, ammoniva la sentenza Galeazzi, è il più potente mezzo di prevenzione soggettiva, perché diretta alla persona).

Ed infine il modulo C, quello specialistico, quello della gestione, che abilita a svolgere il ruolo di RSPP. Un modulo in cui si dedica particolare attenzione alla formazione e all’informazione dei lavoratori (normata ed obbligatoria, efficace ed effettiva), ai sistemi di gestione (MOG e 231), all’importante ruolo delle relazioni positive e della comunicazione assertiva nell’ambito del sistema prevenzionale ed infine al benessere organizzativo, che favorisce appartenenza e motivazione.

È stato straordinario apprezzare come, con l’avanzare del programma formativo, con lo svolgersi delle lezioni l’interesse dei corsisti cresceva, le conoscenze aumentavano e la curiosità esplodeva, fino a formare un viatico per una nuova e consapevole esperienza di lavoro.

Guardando ad una nuova e stimolante professione, quella dello specialista dei rischi e di protagonista della prevenzione, ho fatto fatica da giurista a tenere a freno gli elementi caratterizzanti e ricorrenti della coppia obbligo - sanzione ed esaltare gli elementi della premialità per chi lavora nel rispetto delle norme e della tutela dei lavoratori, perché è più conveniente (penso all’esimente della responsabilità amministrativa dell’impresa e la riduzione del premio INAIL con l’OT 24).

Ho voluto raccontare l’approccio favorevole di Adriano Olivetti, nel caso di Natale Cappellaro, l’operaio che doveva essere licenziato dal suo caporeparto perché portava a casa pezzi di lavoro per riprogettare la Divisumma.  Ebbene Adriano licenziò il capo e mise al suo posto Natale con questa motivazione: “io non ti licenzio perché hai sbagliato i piani di produzione, ma perché non sei stato in grado di scoprire il talento nascosto in un operaio. Un bravo manager è quello che sa valorizzare i talenti nascosti di tutti i suoi collaboratori, non che li sa umiliare come hai fatto tu”. Tutti ne sono usciti trasformati ed è questa la magia dell’aula, in cui tra docente e corsisti si realizza uno scambio vero, di saperi e di sensibilità, trattati con l’affidabilità reciproca, con la consapevolezza di fare un investimento su di sé ed aprendo nuovi percorsi e scenari di vita, anche professionale. Adesso questo carico di conoscenze, di abilità e di acquisizioni professionali ha bisogno di sperimentarsi. ANMIL eserciterà la sua funzione di placement e chiederà al sistema produttivo locale, ai datori di lavoro pubblici e privati di tenere nella dovuta considerazione gli ASPP e i RSPP formati. Di questo si è parlato l’11 dicembre in occasione della cerimonia di consegna degli attestati di frequenza a tutti i corsisti, i veri protagonisti di quest’esperienza formativa, alla presenza del Presidente nazionale di ANMIL Franco Bettoni e del presidente ANMIL Taranto Emidio Deandri, nonché dell’INAIL Puglia, oltre che imprenditori e pubblici amministratori locali, una platea davvero estesa e partecipe. Ci conforta sperare che questi mesi trascorsi in aula siano stati fondamentali per tutti, per studiare, approfondire il lavoro di qualità e dignitoso auspicando di aver offerto a tutti i nostri corsisti il corretto punto di vista per svolgere una funzione di consulenza verso gli infortuni zero.

Un obiettivo ambizioso ma che merita di essere coltivato, muovendo dalla formazione, che come diceva Nelson Mandela “insieme all’istruzione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo".