OSHA 2016/2017: AMBIENTI DI LAVORO SANI E SICURI AD OGNI ETÁ


Per informazioni: tel. 06 54196334 - fax 06 5402248 - comunicazione@anmil.it

 

 

Foto del Convegno di lancio della Campagna, 19 maggio 2016 - Sala CIV INAIL

 

  

Il lancio nazionale della campagna europea per promuovere la sostenibilità della vita lavorativa

 

a cura di Ufficio Salute e Sicurezza sul Lavoro ANMIL

 

 

 

La Campagna europea 2016/2017 “Ambienti di lavoro sani e sicuri ad ogni età - promuovere la sostenibilità della vita lavorativa”, promossa da OSHA (Agenzia europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro) e lanciata lo scorso 19 maggio, è incentrata sulla promozione di una vita lavorativa sostenibile, in prospettiva dell’invecchiamento della forza lavoro in Europa e sull’importanza di una buona gestione della sicurezza e della salute sul lavoro (SSL) ai fini dell’adattamento del lavoro alle abilità individuali ad ogni età.
L’apertura dei lavori del Convegno di lancio è stata affidata al Presidente dell’INAIL Massimo De Felice, il quale ha voluto ricordare nel suo discorso la tesi del sociologo e scrittore Ulrich Breck, che teorizzava il rischio come un fatto sociale, in contrasto con tendenza odierna di identificare il rischio da fenomeno collettivo a fenomeno individuale e di valutare il rischio stesso come parte integrante del lavoro. Particolare attenzione, nell’ambito della valutazione dei rischi, deve essere rivolta alla crescente mobilità dei mestieri, legata anche all’evoluzione demografica e migratoria. La conclusione a cui è giunto il Presidente De Felice è che la sicurezza deve diventare un fattore produttivo, attraverso la prevenzione, gli strumenti di comunicazione e i mezzi di autovalutazione del rischio, da utilizzare soprattutto da parte delle piccole e medie imprese

 

L’apertura dei lavori è stata affidata al Presidente dell’INAIL Massimo De Felice, il quale ha voluto ricordare nel suo discorso la tesi del sociologo e scrittore Ulrich Breck, che teorizzava il rischio come un fatto sociale, in contrasto con tendenza odierna di identificare il rischio da fenomeno collettivo a fenomeno individuale e di valutare il rischio stesso come parte integrante del lavoro. Particolare attenzione, nell’ambito della valutazione dei rischi, deve essere rivolta alla crescente mobilità dei mestieri, legata anche all’evoluzione demografica e migratoria. La conclusione a cui è giunto il Presidente De Felice è che la sicurezza deve diventare un fattore produttivo, attraverso la prevenzione, gli strumenti di comunicazione e i mezzi di autovalutazione del rischio, da utilizzare soprattutto da parte delle piccole e medie imprese

 


L’Ing. Ester Rotoli, Direttore Centrale Prevenzione INAIL e Manager Focal Point EU-OSHA per l’Italia, ha presentato il programma della Campagna europea e gli obiettivi prefissati: la promozione del lavoro e dell’invecchiamento sostenibile; la sensibilizzazione sul tema della prevenzione durante tutto l’arco della vita lavorativa; il supporto nei confronti dei datori di lavoro e dei lavoratori attraverso informazioni e strumenti utili; lo scambio di informazioni e buone pratiche. L’Ing. Rotoli ha evidenziato poi i dati Eurofound 2015, da cui emerge come i lavoratori al di sopra dei 50 anni siano maggiormente esposti a condizioni di lavoro difficili sia dal punto di vista del contenuto (riorganizzazione, ristrutturazione del lavoro), sia dal punto di vista contestuale (formazione, prospettive di avanzamento): problemi che assumono particolare rilevanza nel quadro dell’avanzamento dell’età media della popolazione italiana, che passerà dagli attuali 43,5 a 49,7 anni nel 2065. La relatrice ha poi ricordato la Valutazione dei Rischi “inclusiva” prevista dalla Direttiva europea 89/391 e trasposta nell’art. 28 del d.lgs. n. 81/2008, che prevede come criteri cardine: l’età, il genere, le forme di disabilità e la capacità di lavoro. In questo ambito, l’Italia presenta ancora alcune gravi criticità, rappresentate da previsioni di adempimento meramente formale e dalla minore attenzione rivolta alle variabili menzionate dalla direttiva europea, per la effettività delle tutele.

Ha preso poi la parola Romolo de Camillis, Direttore Generale della Direzione Generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro e delle Relazioni Industriali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha presentato la relazione Invecchiamento e lavoro: una nuova sfida, sottolineando come i principali responsabili della gestione dei rischi lavorativi legati all’età (Age Management) siano i regolatori pubblici e le imprese. Ha inoltre ricordato come, nel quadro di questa tematica, la sfida legislativa sia stata colta attraverso la proposta della misura sul part-time agevolato a fine carriera e attraverso l’approvazione, con la Legge di stabilità, di sgravi per i premi di produttività al fine di incoraggiare le imprese a valorizzare i lavoratori ad ogni età. Luogo di tale confronto è sicuramente la Commissione Consultiva permanente per la sicurezza sul lavoro, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel cui ambito si potranno organizzare e raccogliere informazioni ed esigenze dall’intero tessuto nazionale sociale e lavorativo.

Nell’intervento successivo,  il Professore finlandese Jorma H. Rantenen, Ex Presidente ICOH ( International Commission on Occupational Health),  ha focalizzato l’attenzione sull’invecchiamento attivo e sulle capacità lavorative, spiegando che, in una condizione ideale, l’abilità lavorativa (work ability), dovrebbe essere perfettamente equiparata alla capacità lavorativa, cioè alla pratica realizzazione della funzionalità sul luogo di lavoro (work capacity). Allo stato attuale, invece, la capacità lavorativa è di gran lunga superiore all’abilità, sfavorendo per questo le persone anziane. I problemi riscontrati in relazione alla salute nell’arco della vita lavorativa sono la perdita di comunicazione sociale e la riduzione dell’attività fisica necessaria in relazione all’età , mentre rimane positivo il trend della capacità di apprendimento. In questo senso, risultano deludenti per l’Italia i risultati della ricerca Eurostat “ICT Survey” relativi alla capacità dei lavoratori anziani di rimanere al passo con la tecnologia: il nostro Paese è agli ultimi posti della graduatoria europea.

 
Il Professore Francesco Marcaletti, della Facoltà di Scienze Politiche e Sociali, Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha poi illustrato i risultati della ricerca dallo stesso condotta sul tema dell’ Impatto socioeconomico dell’invecchiamento: occupabilità sostenibile del lavoratore anziano. Marcaletti ha affermato che l’Europa subirà pesanti pressioni dalla combinazione tra accresciuta longevità e calo dei tassi di natività: l’UN World Population Prospects ha previsto per l’Italia un aumento sensibile degli over 65 (34% della popolazione) entro la fine del secolo; mentre nel 2020 gli over 80 in tutta Europa saranno 39 milioni (nel 1950 erano 6 milioni). Questo cambiamento demografico è causato dall’accresciuta longevità e dai passati fenomeni di baby boom e baby burst, così che, secondo Eurostar LFS, solo nel nostro Paese il tasso di occupazione tra i 55 e i 64 anni è aumentato di 13,9 punti percentuali, a seguito delle riforme che hanno innalzato l’età legale di pensionamento. Dai dati raccolti in ambito europeo, emerge chiaramente che la sostenibilità del lavoro in età avanzata dipende dal lavoro che si fa e quindi - è la conclusione a cui è giunto il Professor Marcaletti - la sostenibilità del lavoro dipende dal lavoro stesso, più che dall’età ed è per questo che sono necessarie misure differenziate e appositamente mirate.


A concludere l’evento è stato il Direttore Generale dell’INAIL Giuseppe Lucibello, il quale ha ribadito l’importanza della Campagna nella prospettiva cruciale di garantire una organizzazione del lavoro in modo sostenibile, supportata dalle innovazioni tecnologiche. L’allungamento dell’età pensionabile rimane pertanto una sfida politico-sindacale in continua evoluzione, mentre è da tenere in considerazione l’istanza di reinserimento di molti over 70, per di più ex lavoratori, anche a livello volontaristico, segno che la percezione delle proprie capacità in età avanzata continua ad essere sostanzialmente positiva.