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PARCHEGGIA L’AUTO NEL POSTO RISERVATO “NOMINALMENTE“ AD UN DISABILE PER LA CASSAZIONE È VIOLENZA PRIVATA 

 

Commette violenza privata chi parcheggia il proprio veicolo nel posto espressamente assegnato con indicazione del numero di targa dal Comune ad un disabile. Questo è quanto ha statuito la Corte di Cassazione (con sentenza n. 17794 dello scorso 7 aprile), chiamata a pronunciarsi sulla vicenda che ha visto protagonista un automobilista che aveva parcheggiato la propria autovettura in una spazio riservato ad una persona affetta da gravi patologie, impedendole così di utilizzarlo.  

Nel caso in esame, il Tribunale di Palermo ha ritenuto colpevole l’automobilista del reato di violenza privata di cui all’art. 610 del codice penale, decisione poi confermata dalla Corte d’Appello in secondo grado e successivamente dalla Corte di Cassazione.

In merito, i giudici della Cassazione, rigettando il ricorso proposto dall’automobilista, hanno valutato corretta la decisione della Corte d’Appello, ritenendo sussistenti tanto l’elemento oggettivo quanto l’elemento soggettivo del delitto contestato.

Nello specifico, per i giudici l’elemento oggettivo sussiste poiché in questo caso lo spazio è espressamente riservato dal Comune di Palermo ad una determinata persona per ragioni attinenti al suo stato di salute; pertanto, alla generica violazione della norma sulla circolazione stradale, si aggiunge l'impedimento al singolo cittadino cui è riservato il diritto di parcheggiare lì dove solo a lui è consentito lasciare il mezzo. Diversamente, infatti, se lo spazio fosse stato genericamente dedicato al posteggio dei disabili, al soggetto non disabile sarebbe stata riconosciuta la sola violazione dell'art. 158, comma 2, del Codice della Strada che prevede unicamente una sanzione amministrativa (multa) per chi parcheggia il proprio veicolo negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli di persone invalide.

Inoltre, per la Cassazione sussiste anche l'elemento soggettivo della violenza privata in quanto la piena consapevolezza si desume dal fatto che, in giudizio, il soggetto non ha dichiarato di non aver notato la segnaletica orizzontale e verticale che segnalava lo spazio come riservato ad un singolo utente disabile; per cui l’automobilista ha volutamente scelto di lasciare l’autovettura in un posto riservato ad una specifica persona, impedendole, in tal modo, di parcheggiare in quello spazio lasciandovi la vettura fino al giorno successivo.

Si tratta, dunque, di una sentenza senz’altro innovativa in quanto, per la prima volta, viene stabilito che parcheggiare sulle strisce gialle, riservate nominalmente ad un disabile, non è più solo un’infrazione del Codice della strada da punire con una semplice multa, ma determina una condanna penale per violenza privata con conseguente risarcimento della parte offesa.

 

Pubblicato il 18 aprile 2017