A ROMA IL CONVEGNO IN TEMA DI SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO SULLE ATTIVITÀ DEL COMITATO DI COORDINAMENTO DELLA REGIONE LAZIO >>


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“Indicazioni operative per la Formazione alla Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro e per l’Abilitazione all’uso di attrezzature di lavoro”: è stato questo il tema del convegno in tema di sicurezza sul lavoro organizzato dal Comitato di Coordinamento della Regione Lazio, che si è tenuto Lunedì 22 gennaio, presso la sala del Tempio di Adriano a Roma, per illustrare i contenuti del documento prodotto da un gruppo di lavoro regionale costituito ad hoc, formato da vari membri del Comitato di Coordinamento, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di una preparazione più coordinata per coloro che andranno a formare i lavoratori in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Le attività del Comitato, composto da CEFME-CTP (Organismo paritetico per la formazione e la sicurezza in edilizia), OPRA (Organismo Paritetico Regionale Artigianato), OPRAS (Organismo Paritetico Regionale Ambiente Sicurezza), e coordinato dalla Regione Lazio, sono traducibili in diversi e specifici corsi di formazione rivolti alle svariate figure operanti nel settore della sicurezza in ambito edilizio e, benché ancora in fase di completamento, sono consultabili al link seguente:

http://regione.lazio.it/rl_comitato_ssl/?vw=contenutiDettaglio&cat=1&id=108.

Il convegno si è sviluppato in due fasi: ad un primo, generale ciclo di interventi liberi, necessariamente rivolti alla sicurezza sul lavoro, ha fatto seguito una tavola rotonda con interventi vincolati ad un input lanciato dal moderatore.

Trascorso un minuto di silenzio, richiesto da Alfredo Simonetti, direttore del CEFME-TCP, in ricordo delle recenti morti bianche verificatesi nel milanese, è stato Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma, ad aprire la serie di interventi, sottolineando in particolare come i dati INAIL sull’aumento degli infortuni debbano spingere gli imprenditori ad investire in maniera sempre più decisa sulla formazione dei dipendenti, intesa come stimolo alla crescita della persona e non come mero adempimento di un obbligo imposto dalle norme vigenti.

Secondo oratore è stato Maurizio Di Giorgio, dirigente dell’Ufficio di sicurezza nei luoghi di lavoro della Regione Lazio, che ha parlato di una sicurezza “bicefala”, valevole cioè tanto per l’azienda quanto per chiunque svolga una mansione al suo interno. Di Giorgio ha poi sottolineato l’importanza del complesso ciclo di operazioni che porta ad una corretta sicurezza sul lavoro, composto da valutazione del rischio e delega di mansioni a personale selezionato per competenza, passando per tutti i limiti imposti da fattori economici e la conseguente responsabilità di verificare che le risorse economiche a disposizione non siano sprecate.

Giorgio Bollini, Presidente dell’OPRA Lazio, ha invece incentrato il proprio discorso in maniera più specifica sul lavoro svolto dal Comitato di Coordinamento e sui risultati conseguiti da tale attività. Rivolgendosi infatti particolarmente a piccole e micro imprese, il gruppo di lavoro ha prodotto linee guida da tenere in considerazione per la programmazione di corsi di formazione in ambito di salute e sicurezza sul lavoro. In particolare, Bollini ha sottolineato la necessità di aver chiaro in mente, ben prima di dare inizio ai corsi, tre elementi essenziali: chi, come e quando formare. In altre parole, la sicurezza non può essere affidata a formatori non specializzati, dando vita a corsi spesso improvvisati. Da qui, l’importanza di corsi e-learning sempre più specifici, a seconda dei rischi corsi dalle varie fattispecie di lavoratori presi in esame.

Daniele Quercia, Consigliere OPRAS, ha fatto esplicito riferimento alle denunce, provenienti dalle ASL, di falsi attestati di formazione di taluni lavoratori, a riprova di quanto, ancor oggi, la sicurezza sul lavoro venga intesa come un mero onere formale, senza che sia garantito un controllo stringente sulla preparazione dei formatori, parimenti alla continua, necessaria valutazione dell’evoluzione dei rischi gravanti sui lavoratori.

È stato quindi il turno di Augusto Quercia, direttore del Servizio Prevenzione E Sicurezza Ambienti Lavoro della ASL di Viterbo, il quale ha criticato i criteri, tutt’altro che formali e standardizzati, di valutazione della formazione dei lavoratori, insistendo sulla necessità impellente di dar vita a strumenti valutativi che possano godere della certezza data dai numeri, come questionari specifici.

A chiudere questa prima fase è stato l’intervento di Lucia Valente, Assessore al lavoro con deleghe per pari opportunità e personale della Regione Lazio, la quale, dopo i ringraziamenti di rito rivolti al Comitato di Coordinamento, ha sottolineato la necessità di una sempre crescente cultura della formazione, data proprio dai numeri, ancora spaventosi, di morti bianche in Italia e nel mondo. Una buona formazione è infatti possibile solo grazie a buoni formatori, e la creazione di questi ultimi rientra tra gli obiettivi a cui tale progetto si è attivamente dedicato.

Terminata la prima fase, a seguito di un rapido break, è stata costituita la tavola rotonda, coordinata dal direttore Alfredo Simonetti, il quale ha posto agli astanti un quesito di ampio respiro, riguardante gli strumenti e le pratiche necessarie a garantire una formazione adeguata ad uno svolgimento in totale sicurezza dell’attività da parte dei lavoratori.

La prima relatrice ad approcciarsi al tema è stata Carla Cappiello, Presidente dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Roma, la quale ha immediatamente fatto leva sull’importanza, in ambito di sicurezza sul lavoro, della combinazione di valutazione e controllo, ai fini di garantire una verifica sempre più specifica di quanto il lavoratore abbia realmente appreso mediante un corso di formazione. La parola è passata poi a Daria Polidoro, Avvocato penalista, che ha brevemente sottolineato il peso di una normativa unificata, e dunque, in particolare, i benefici apportati dal Testo Unico del 2008 ad una produzione normativa precedentemente frammentata e troppo spesso colpevole di creare confusione.

Maurizio Di Giorgio ha quindi sottolineato l’importanza di garantire un’assistenza alle imprese per il recepimento e conseguente soddisfacimento degli obblighi normativi, in materia di SSL, mediante l’uso di supporti tecnologici e strumenti operativi in continua innovazione. Egli ha fatto leva sulla necessità di semplificare ulteriormente il Modulo OT/24, in aggiunta alla fruibilità crescente di buone pratiche provenienti da ogni settore lavorativo.

È stato quindi il turno di Luciano Mocci, Direttore generale di Federlazio, il quale ha invece incentrato il proprio intervento su un’ampia analisi del valore della sicurezza sul lavoro. Egli ha rimarcato l’urgenza di una considerazione positiva del concetto di SSL, da intendersi come un investimento anche e soprattutto da parte dei datori di lavoro e degli imprenditori.

Carlo D’Ubaldo, Segretario provinciale CGIL, partendo da un’analisi generale della situazione in cui versa la formazione dei lavoratori in Italia, si è concentrato sulle elevatissime percentuali di analfabeti funzionali presenti nel nostro Paese, denunciando in particolare la poca preparazione di scuole ed aziende in relazione all’attuazione dell’alternanza scuola-lavoro, citando esempi di esperienze tutt’altro che utili quanto a formazione professionale. Proprio dalle scuole però bisogna ripartire, tramite una trasmissione sempre più diretta dell’importanza della sicurezza, permeando menti ancora fertili, poiché del tutto prive di esperienze in relazione a tali tematiche, proprio in tempi precedenti rispetto al loro inserimento nel mondo del lavoro.

Ha preso quindi la parola Aldo Stella, dell’ACER – Associazione Costruttori Edili Roma, elogiando la presenza attiva delle imprese, tanto a livello morale, quanto materiale, nel combattere gli infortuni sul lavoro e la carenza di garanzie in ambito di SSL. Questi ha poi sottolineato l’importanza del ruolo degli organismi paritetici nell’assicurare una sempre crescente tutela della salute dei lavoratori, mediante una cooperazione attiva tra le diverse parti sociali coinvolte.

A chiudere questa seconda ed ultima parte del convegno è stato l’intervento di Daniele Gamberale, direttore del Servizio Prevenzione E Sicurezza Ambienti Lavoro ASL Roma 1, il quale, dopo aver definito la formazione come uno dei beni immateriali essenziali nelle mani di un’azienda, ha messo in risalto quanto importante sia la formazione anche e soprattutto di chi sia chiamato a verificare l’altrui apprendimento: è per questo che dovrebbe spettare all’università il compito di plasmare i nuovi formatori, con competenze sempre più tecniche e specifiche caratteristiche culturali. 

  
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